NOSTALGIA

Quella forse, per un attimo, era diventata la stanza della mia nostalgia.

Cosa si prova quando, arrivando in una casa nuova, si osservano le sue pareti bianche? Cosa ci possono raccontare quelle mura che magari hanno visto passare tante vite prima della nostra? Cosa racconteranno a chi arriverà dopo di noi?


Appena trasferita nella mia nuova casa a Torino sono stata accolta da mura dense di vissuti passati. Ogni centimetro delle pareti era coperto da poster, cartoline, volantini, bigliettini. Quelle mura raccontavano prepotentemente ciò che era stato. Raccontavano una vita che non era la mia e non ne potevano fare a meno. Nel momento in cui mi ci sono insediata ho meticolosamente tolto uno per uno tutti quei foglietti. Spogliate le mura ho aperto i miei scatoloni, pronta a raccontare un’altra storia.


Quando mi trasferisco in una nuova casa ho un’unità minima di oggetti che devo portare con me. Qualcuno le chiama cianfrusaglie, ma per me tutte quelle cose apparentemente inutili sono importanti veicoli di memoria. Sono ciò che mi permette di trasportare “casa” ovunque io sia. La “casa” resuscitata da quell’allestimento la prima sera a Torino era, però, una casa di vita passata. La mia stanza si era trasformata, in un batter d’occhio, in tutte le stanze che il mio corpo aveva abitato e in tutti quei luoghi ai quali mi sono saputa affezionare.


Quella forse, per un attimo, era diventata la stanza della mia nostalgia.